Solo o protetto?

Solo o protetto?

 

E poi ci sono momenti nel quale ti senti solo. Non è una solitudine che ti porta tristezza o meglio è una sensazione che ti porta a tirare delle somme sul tutto. Un totale che viene creato da famigliari che hanno un’idea di te opposta da quella reale, amici che perseverano nel guardarti come vorrebbero loro…. Oppure arrivi a comprendere che neppure chi ti dichiara amore, senza limiti, non ha compreso appieno ciò del quale sei fatto; Ed è proprio in quel momento che i ricordi di situazioni e momenti in cui ti sei sentito non capito riaffiorano tutti assieme.

Momenti del tuo passato che ti inducono a malincuore a vedere che nessuno, neppure noi stessi, sarà in grado di vederti nella completezza e sopratutto nessuno  sarà in grado di comprenderla appieno.

Una completezza che spazia dal pensiero più logico e semplice fino ad arrivare alla libido più irrazionale, la stessa che il più delle volte per paure rimane nascosta negli abissi. I nostri.

Ed è qui che noi ci sentiamo soli, in momenti dove, allontanati dal tutto, intravediamo la parvenza delle verità per come stanno. 

Io credo che la nostra mente ci aiuta a vedere, per conto proprio, situazioni che vorremmo fossero in un certo modo e sopratutto crediamo che siano come le vediamo… E quindi riusciamo a percepire l’annuire col capo di un amico intimo, come segno di grande accordo…finche nella conclusione del pensiero sorgono sempre incomprensioni. Ed è qui che la persona si sente in un certo senso sola, privata di quell’idea di comprensione che identifica ma sopratutto Quantifica in tempo:

Io e lui siamo insieme da 20anni, quindi mi conosce…. Io e il mio migliore amico ci conosciamo da 15 anni per questo motivo mi fido di lui e mi comprende…. Non vorrei dire ma queste mere semplificazioni non fanno altro che aumentare la finzione e sopratutto otturano il vero flusso delle cose, per come dovrebbero andare.

Per questo motivo vorrei concludere questo veloce pensiero, pensando che quel qualcuno che sia in grado di vedere come siamo e comprenderci nel totale è meglio che non esista, poiché esso potrebbe indurci a mascherarci in qualcuno di non rintracciabile, per paura di risultare banali o ‘gia visti e sentiti’. Si chiama sopravvivenza di personalità. Ma sopratutto si tratta di abissi troppo inesplorati per poter essere conosciuti da altri, in quanto sono le uniche certezze sconosciute della nostra persona che ci sorprendono in bene o in male ogni volta che affiorano.
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3 pensieri su “Solo o protetto?

  1. Nessuno può dire di conoscerci bene, forse è qualcosa che concediamo noi, ma non è reale, perché io mi voglio fluente nel pensiero, non solido essere immutabile, a che serve vivere altrimenti? Il peggio è la famiglia che preferisce rifarsi all’idea d’infanzia e non c’è speranza quando neppure nell’infanzia ti ha visto davvero. Io lo chiamo giardino segreto, quel nocciolo dell’anima che rimane chiuso agli altri, che è l’essenza, la sorgente di ciò che siamo e da cui fluisce ogni cambiamento. Ho condiviso molto del tuo pensiero, buona serata!

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    1. mentre leggo il tuo commento annuisco e sospiro, perchè ciò che scrivi, anche se breve, è intenso.
      Sopratutto quello a cui fai riferimento è in verità quello che intendevo nel mio post, ovviamente dal tuo punto di vista. non avrei mai immaginato di ricollegare il nostro “abisso/intimo” ad un giardino segreto, ma questo paragone mi piace tantissimo…felice di essermi “imbattuto” in te.

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  2. Mai nessuno potrà conoscerci come noi stessi… nemmeno il nostro migliore amico, o la nostra migliore amica! Anzi, a dire il vero, neanche noi stessi in realtà finiremo mai di conoscerci… perché viviamo una quotidiana scoperta di noi stessi che, così come ben affermava il mio grande conterraneo e premio nobel della letteratura, Luigi Pirandello, riusciamo di volta in volta, ad essere “Uno, nessuno e centomila”!! A volte ci sentiamo soli anche in mezzo a tanta gente… altre volte ricerchiamo volutamente la solitudine, per ricordare, rimpiangere, sognare! Vivere intensamente tutte le sfaccettature delle proprie emozioni, incluse quelle dolorose, vuol dire vivere la vita… che è sempre e comunque degna di essere vissuta! Un sorriso dalla Sicilia. Antonella

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